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Next Generation Archive - Progetti e valori condivisi a tutela del futuro

 

Manifesto

Da sempre, e non sempre in modo corretto, archivi e archivisti sono stati relegati al compito di conservazione del passato, magari inframezzato da qualche furtiva comparsata in occasioni pubbliche parzialmente articolate sull’uso presente degli archivi o sul futuro della conservazione, specialmente in ambito digitale.

Che gli archivi debbano conservare il passato non è un merito e non è neanche una scoperta. Non è un tema, in poche parole. Quando un istituto di conservazione conserva, mette a disposizione e disegna strategie sul proprio patrimonio storico non compie nulla di straordinario, ma si occupa, sic et simpliciter, di fare il proprio dovere, di assolvere a un compito istituzionale.

Il tema su cui le edizioni di In Archivio insistono da anni è il compito di delineare e costruire strumenti per la conservazione del futuro. Ogni documento di un ente vigilato, sia esso cartaceo o digitale, è fin dalla formazione un bene culturale, un dispositivo generativo di diritti e di perimetri di cittadinanza, in poche parole, di futuro.

Leopoldi Sandri, molti anni fa, ci ha insegnato come le fonti storiche si tutelino fin dall’Archivio in formazione. E per ogni documento che, anche in questi momenti in cui siamo qui a parlare, è in corso di produzione l’archivista deve immaginare un percorso di futura conservazione o selezione, in ogni caso di trattamento a norma di legge e di tutela.

Il ruolo quotidiano degli archivi è, come ormai assodato, orientato verso il futuro, oltre che nella doverosa tutela e conservazione del passato e della proiezione dell’immenso patrimonio archivistico verso prospettive inedite e coraggiose.

Parlare di “archivi per il futuro” non significa fare riferimento solo a quelli in formazione o di recente formazione, anzi: sempre più è importante immaginare utilizzi inediti e spesso desacralizzati di quello che è il tradizionale patrimonio documentario per costruire percorsi e utilizzi che sappiano utilizzare quel sedime storico proprio per costruire diritti e sviluppo.

Ma quale futuro sarebbe possibile immaginare senza l’utente principale di questi ragionamenti, vale a dire le nuove generazioni?

Da sempre la comunità archivistica si confronta con il tema dei valori: valore giuridico, valore amministrativo, valore storico, valore economico, valore a lungo termine per l’interesse pubblico generale, valore civile.

Qual è il valore economico degli archivi nella “catena di distribuzione della conoscenza”?

Quale può essere il valore aggiunto, progettuale e realizzativo, immaginifico e concreto, relativo alla valutazione patrimoniale/contabile degli archivi in connessione sia alle nuove sfide della digitalizzazione sia in generale alla percezione del valore non solo civile ma economico del “bene culturale archivio” visto dal punto di vista di chi da sempre e “da fuori” sostiene interventi di riordino e valorizzazione?

Quali sono le legittime aspettative di una fondazione che opera nel perimetro della valorizzazione del bene archivistico ma che ha, ovviamente, un punto di vista diverso rispetto agli operatori?

Riteniamo sia possibile affrontare la sfida del valore di un archivio in modo olistico, quasi panottico, che permetta cioè di integrare la valutazione economica con i valori civici, e non più solo archivistici, di educazione istituzionale, trasparenza, consapevole identità e politiche di valorizzazione sostenibili e portatrici di approcci longevi e non predatori.

Il valore economico ha però la necessità di rivolgersi alle comunità.

Abbiamo quindi pensato di unire i due mondi professionali, culturali e ontologici che, forse, costituiscono più di altri il ponte tra passato e futuro: il mondo degli archivi e il mondo della scuola.

Proprio grazie al collegamento con la scuola, che tramite l’insegnamento del passato ha il compito di costruire i cittadini del futuro, diventa strategica l’alleanza tra i due mondi al fine di contribuire alla formazione dei futuri ricercatori, dei futuri professionisti, dei futuri docenti ma, prima e soprattutto, dei futuri cittadini grazie all’insegnamento sistematico effettuato tramite le fonti d’archivio.

L’archivio come un momento ricorrente, consueto, familiare, della formazione del cittadino, dalla scuola primaria all’università, attraverso una modulare (a seconda dell’ordine e del grado di scuola) ma ricorrente formazione che educhi all’uso dell’archivio come luogo di tutela, trasparenza, ricerca e consapevolezza democratica.

Valori civili che rendono credibile, possibile e sostenibile qualsiasi riflessione anche sul valore economico degli archivi.

Il Convegno è realizzato da

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