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Archivi di pubblica fruizione: Innovazione, Prossimità e Comunità

 

Le tre “vele” del futuro

Di fronte alle nuove sfide dall’emergenza epidemiologica mondiale, gli archivisti stanno ripensando il proprio ruolo grazie ai concetti di Innovazione, Prossimità e Comunità.

Si tratta di una sfida i cui perimetri devono ancora essere identificati per esprimere un nuova visione del ruolo strategico degli archivi nella società e per la società.

A differenza delle biblioteche, per cui esiste una consolidata tradizione di pubblica lettura, per gli archivi questo nuovo orizzonte deve ancora essere consolidato, arrivando a definire e rendere praticabile un percorso di “pubblica fruizione”: gli archivi come luoghi di relazione e di identificazione soffrono il retaggio di una minore consuetudine nell’avvicinarsi al bene archivistico da parte dei non specialisti.

Su questi presupposti l’edizione del 2022 del Convegno “In Archivio” intende proporre una prima riflessione basata anche su esempi, pratiche e progettazioni già in essere o che potrebbero nascere in futuro.

In questo senso “le tre leve” possono diventare, grazie a un’inversione sillabica, tre “vele” che, sospinte dal vento della trasformazione, producano nuove forme di socialità e modalità di gestione archivistiche finora inesplorate.

Parlare di Innovazione per quanto riguarda gli archivi ha, in passato, significato puntare prevalentemente l’attenzione sull’aspetto digitale, spesso tralasciando gli importanti aspetti sociali e culturali insiti nel concetto.

Innovare gli archivi prevede un’azione virtuosa che esalti la circolarità del bene archivistico, comunicato in modo diretto e accessibile alle comunità di riferimento e capace di superare i confini socio-culturali e la distanza Centro - Periferia.

Le varie strategie di innovazione devono tenere presente gli aspetti di prossimità e comunità se vogliono mantenere saldo la funzione policentrica e di impatto sui comportamenti collettivi degli archivi.

In questo senso diventa fondamentale l’utilizzo sociale che si fa dell’innovazione, imparando a distinguere tra quella buona, da perseguire (cioè che cambia il modo di interagire e di comportarsi), e quella cattiva (cioè che rimane chiusa in circuiti tecnocratici e autoreferenziali), da cui difendersi.

Il concetto di Prossimità è spontaneamente proprio degli archivi, che nascono e si sviluppano nei luoghi in cui opera il soggetto produttore che li origina.

Il legame delle persone con la storia dei territori in cui vivono è documentato dagli archivi che, anche se spesso non conosciuti, sono conservati a poca distanza: è il caso, per esempio, degli archivi comunali, scolastici, parrocchiali, associativi e legati alle attività produttive.

La frequentazione di questi luoghi diventa così anche “curativa”, contrastando le criticità prodotte dalla careless society, caratteristica della società contemporanea, che riguarda soprattutto le persone anziane: tale funzione potrà pertanto costituire un riferimento di prossimità relazionale per percorsi culturali, di didattica storica, di riscoperta della bellezza dei territori capaci di “salvare il mondo”, di riappropriazione o scoperta di identità di quartiere per vecchi e nuovi cittadini.

Riportare al centro dell’azione culturale gli archivi e le memorie dei quartieri permette inoltre di attualizzare il monito di Salvatore Settis che ricorda come “Sempre più chiaramente emerge che lo spazio in cui viviamo (paesaggio – ambiente) costituisce un formidabile capitale sociale, in senso non solo simbolico ma propriamente cognitivo”.

Per gli archivi, diversamente dalle biblioteche, non è possibile parlare di Comunità “intenzionale”: la loro nascita e il loro sviluppo non sono quasi mai esclusivamente frutto di scelte o di passioni ma il risultato di attività e di funzioni.

Come anche per le biblioteche, invece, l’emergenza epidemiologica ha messo in evidenza la fragilità del bene culturale archivistico; questa criticità può essere forse superata grazie al legame tra cittadini e archivi, permettendo di passare dall’Emergenza all’Emersione (capovolgendo la derivazione negativa del verbo “emergere”), arrivando alla condivisione e alla “presa in carico”, consapevole e longeva, da parte della Comunità, della propria storia e della propria identità.

Nell’epoca delle reti sociali e dei “legami deboli”, grazie alle tre leve/vele, è pertanto possibile mettere in collegamento le comunità con la propria storia e andare oltre ai processi di omologazione e impoverimento delle diversità, che, come ricorda Pier Paolo Pasolini, hanno “cancellato dall’orizzonte le ‘piccole patrie’, le cui luci brillano ormai nel rimpianto, memorie sempre più labili di stelle scomparse”.

Non basta quindi solo una riscoperta passiva del bene culturale ma serve un vero e proprio coinvolgimento attivo, anche con modalità pionieristiche e inedite, della cittadinanza che costituisca reti socio culturali che possano diventare un paradigma diffuso.

Gli archivi ri-conosciuti dalla comunità saranno così luoghi meno fragili e a rischio di dispersione, veri punti di riferimento sociali e culturali per il “rammendo” di cicatrici e lacerazioni culturali dei quartieri.

Innovazione, prossimità, comunità: un convegno per definire e approfondire i presupposti teorici, le strategie, le azioni.

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